My only friends, Port Lligat fishermen | Sulle tracce di Dalì

We enter Spain! Just after crossing the border, we head immediately to the coast, towards that casket of beauty that is the Cap de Creus Natural Parc that Dalì loved so much and where he lived for years, first in Cadaqués and then in Port Lligat.

Parc de Cap de Creus

 

It’s windy, clean air, insolent light. The red cliffs take on fiery tones. And also the red moon that we see rising at night at unreasonable speed, also that moon seems burning… what a show! It made us forget the camera, we were magnetized.
We find a road unknown even to the navigator and we decide to sleep here, not mapped. Only us, two other guys, and a little family of three wild boars with their boar mom to contemplate the noise of the wind. We feel very lucky to have a camper and be able to do it. A dip into nature.

Parc de Cap de Creus
The next day we ask around if anyone can tell us about Dalì’s relationship to food. They direct us to a bar on the beach in Cadaqués and there we meet Pere Vehi Contos (video transcription below).

Entriamo in Spagna! Appena passato il confine ci dirigiamo subito verso la costa, verso quello scrigno di bellezza che è il Parco Nazionale di Cap de Creus che Dalì tanto amava e dove ha vissuto per anni, prima a Cadaqués e poi a Port Lligat. C’è vento, l’aria è tersa, la luce insolente. Le scogliere rosse assumono toni infuocati. E un fuoco ci sembra anche la luna rossa che la notte vediamo alzarsi all’orizzonte ad una velocità irragionevole… che spettacolo! Ci ha fatto scordare la macchina fotografica, tanto eravamo magnetizzati.
Abbiamo scovato una strada che nemmeno il navigatore conosceva e abbiamo deciso di dormire lì, nel non mappato. Solo noi, altri due ragazzi, e una famigliola di tre cinghialetti con mamma cinghiale a contemplare il frastuono del vento. Ci siamo sentiti fortunatissimi ad avere un camper e poterlo fare. Un tuffo nella natura (quasi) incontaminata.
Il giorno dopo chiediamo in giro se ci sia qualcuno che possa raccontarci del rapporto di Dalì col cibo. Ci indirizzano a un bar sulla spiaggia di Cadaqués e lì incontriamo Pere Vehi Contos (trascrizione del video sotto).

Parc de Cap de Creus

Video transcription 
Sabrina: Hi! We are in Cadaqués and we’d like to ask you how you met Dali and some details about Dalì’s favorite cuisine, as we have a travel cooking blog.
Pere: I can not say I really knew Dali. I saw him 20 or 30 times, either here [we’re in the Boianit bar], or at his place … well, knowing him would be different. I will not be like those who say they were friends with him and in reality they were not …
I can say that I have known Dali much more afterwards. And this thanks to my curiosity and desire to study and know the character and his work.
You ask me what I know about Dalì’s kitchen. It is curious that just now, a month or so ago, his last Port Lligat chef died. Her name was Paquita Boeta, she was 91 years old. I was a child when she was working in Cadaqués but we became great friends anyway. It was a friendship that lasted all my life, I called her by phone, I went to see her in Barcelona … it’s curious, three years ago I managed to interview her, together with my friend producer David Pujol. We had the idea of comparing two Ampurdàn key figures, Ferran Adrià from El Bulli and Salvador Dali, the artist from Cadaqués. And do it starting from their daily life, from their kitchen, their breakfast.
Sabrina: What did the chef tell you?
Pere: The first thing she told us about, and that moved her, was the first thing she did every day: go up the stairs to the Dalì’s room when they called her and open the shutter. She gave light to the room and Dali got up and rushed into the bathroom to settle his mustache. It was the first gesture of every day. I find it very interesting. Then we talked about the food, where it was bought, the tastes of the Dalis, when they had guests … but the phrase that I consider the most beautiful in the interview was when the chef Paquita Bueta said “The Lords came to Cadaqués to detoxify from what they ate in Paris or New York “. The Dalís spent a third of the year in each of these destinations: Cadaqués, Paris and New York.
And what did they eat here? Basically natural, local products, which were there in the Sixties and Seventies. There were no tropical products. There were seasonal fruits and vegetables, local meat, Cadaqués bread and the fish that the fishermen of Port Lligat fished, for whom Dalì had deep esteem and appreciation.
The chef told us about their breakfast [..] Dalì liked very much the hard-boiled egg dipped in the olive oil. She showed us the gesture. He dipped it in a cup and ate it like a cake. I too do the same, almost automatically, and I think of this memory.
Now I will tell you more anecdotes. My name is Pere Vehi Contos and you must know many Vehi had an important relationship with the Dali. A nephew of my father, Catalina Vehi, was the first employee, as a maid, that the Dali had in Port Lligat. Her sister-in-law, Rosita Romans, was the first chef the Dali took over in the Fifties, in Port Lligat. And my uncle too, Juan Vehi, photographer and photographic memory of Cadaqués, owner of a very important photo archive about Dali, was Dali’s carpenter. Finally, there is another detail connected to the kitchen: my parents were butchers and they provided meat to the Dali. In my childhood memories there is Rosita Romans who, in the late afternoon, on her way home, left a whishlist to my parents. The next day packs were ready, with a name pinned up on paper: Dalì, or, in the summer, Marcel Duchamp and Man Ray and other artists, architects or musicians who left their orders there. And every morning Arturo Caminada, Dali’s butler for almost 50 years, a loyal and friendly person, went up with an Italian motorbike, a Vespa, to take the meat, and bread from the oven next door. So, meat, bread, chef are elements of a total connection with the territory.
Dalì used to say – and this is written in a 1951 manuscript – “my only friends are the fishermen of Port Lligat”. Neither kings nor nobles. So he wrote, certainly not in a moment of euphoria, but he was sincere.
Sabrina: We can say that what Dali sought here was simple and true life.
Pere: In Dalì house there was a very large table, but there were never many guests or guzzling … yes, there was a swimming pool and in summer they invited friends for a glass. Dali always had at home a Catalan rosé champagne (“cava”) from Perelada. It was the owner of the cellars of Perelada who provided the Dali with a supply for the whole summer.
Sabrina: Thanks
Pears: To you to be here.

Trascrizione del video
Sabrina: Salve! Ci troviamo a Cadaqués e volevamo chiederle di raccontarci come ha conosciuto Dalì e se ci può svelare qualche notizia sfiziosa circa la cucina amata da Dalì, dato che teniamo un blog di cucina di viaggio.
Pere: Non posso dire di aver davvero conosciuto Dalì. L’avrò visto 20 o 30 volte, o qui [siamo nel bar Boianit], o a casa sua in alcune circostanze… ecco, averlo conosciuto sarebbe altra cosa. Non farò come chi dice di essergli stato amico e in realtà non lo era…
Posso dire di aver conosciuto Dalì molto di più a posteriori, rispetto a quando viveva qui a Cadaqués. E questo grazie alla mia curiosità e voglia di studiare e conoscere il personaggio e la sua opera.
Mi chiedi che cosa sappia della cucina di Dalì. È curioso che proprio poco fa, un mese più o meno, è morta l’ultima cuoca che i Dalì avevano in Port Lligat. Si chiamava Paquita Boeta, aveva 91 anni. Io ero piccolo quando lei lavorava a Cadaqués però siamo diventati comunque grandi amici. È stata un’amicizia che per me è durata tutta la vita, la chiamavo per telefono, andavo a trovarla a Barcellona… è curioso, tre anni fa sono riuscito a intervistarla, insieme ad un amico produttore che si chiama David Pujol e che lavora in ambiti di livello. L’origine del progetto nasce da un’idea più grande, chissà se buona, di comparare due personaggi chiave dell’Ampurdàn, Ferran Adrià de El Bulli e Salvador Dalì, l’artista di Cadaqués, iniziando dalla loro quotidianità, dalla loro cucina, la loro colazione.
Sabrina: Cosa vi ha raccontato la cuoca?
Pere: La prima cosa che ci ha raccontato, e che l’ha emozionata, era la prima azione che compiva ogni giorno: salire alla camera dei signori Dalì, quando la chiamavano, e aprire la persiana. Lei dava luce alla stanza e Dalì si alzava e si precipitava in bagno a sistemarsi i baffi. Era il primo gesto di ogni giornata. Io lo trovo molto interessante. Poi parlammo del cibo, di dove veniva acquistato, dei gusti dei Dalì, di quando avevano ospiti… ma la frase che ritengo più bella dell’intervista è stata quando la cuoca Paquita Bueta disse “I Signori venivano a Cadaqués per disintossicarsi di quello che mangiavano a Parigi o a New York”. I Dalì passavano un terzo dell’anno in ciascuna di queste destinazioni: Cadaqués, Parigi e New York.
E che mangiavano qui? Fondamentalmente prodotti naturali, locali, che c’erano negli anni Sessanta e Settanta. Non c’erano prodotti tropicali. C’erano frutta e verdura di stagione, la carne locale, il pane di Cadaqués e il pesce che pescavano i pescatori di Port Lligat, per i quali Dalì nutriva profonda stima e apprezzamento.
La cuoca ci raccontò la colazione dei signori Dalì [..] A Dalì piaceva moltissimo l’uovo sodo intinto nell’olio di oliva. Ci mostrò il gesto. Lo intingeva in una tazza e se lo mangiava come fosse un dolce. Anch’io faccio lo stesso, quasi in automatico, e penso a questo ricordo.
Ora ti racconterò altri aneddoti. Mi chiamo Pere Vehi Contos e sono stati molto i Vehi che hanno intrecciato una relazione importante con i Dalì. Una nipote di mio padre, Catalina Vehi, fu la prima impiegata, come cameriera, che i Dalì assunsero a Port Lligat. Sua cognata, Rosita Romans, fu la prima cuoca che i Dalì assunsero, nell’anno Cinquanta circa, a Port Lligat. E pure mio zio, Juan Vehi, fotografo e memoria fotografica di Cadaqués, proprietario di un archivio importantissimo di foto sui Dalì, fu carpentiere di Dalì. C’è infine un altro dettaglio, collegato alla cucina: i miei genitori erano macellai e procuravano la carne ai Dalì. Nei miei ricordi di bambino c’è la cuoca Rosita Romans che nel tardo pomeriggio, sulla via di casa, lasciava una lista ai miei genitori. Il giorno dopo erano pronte le confezioni, con appuntato sopra su carta un nome: Dalì, o, in estate, Marcel Duchamp e Man Ray e altri artisti, architetti o musicisti che lasciavano le proprie comande. E ogni mattina Arturo Caminada, il maggiordomo per quasi 50 anni, persona fedele e amico, saliva con una moto italiana, una Vespa, per prendere la carne e il pane dal forno accanto. Ecco, carne, pane, cuoca sono elementi di una connessione totale col territorio.
Dalì diceva sempre – e questo è scritto in un manoscritto del 1951 – “i miei soli amici sono i pescatori di Port Lligat”. Non sono re né nobili. Così scrisse, non certo in un momento di euforia, ma era sentito.
Sabrina: Si può dire che ciò che Dalì cercava qui era la vita semplice e vera.
Pere: In casa Dalì c’era una tavola molto grande, però non c’erano mai molti invitati né gozzovigliare… certo, c’era la piscina e in estate invitavano gli amici per un brindisi. Dalì aveva sempre in casa uno champagne (“cava”) rosé catalano di Perelada. Era il proprietario delle cantine di Perelada che faceva arrivare un rifornimento per tutta l’estate in casa Dalì.
Sabrina: Grazie
Pere: A voi di esser qui.

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